Storie di animali "speciali"
Se anche tu hai un animale "speciale", raccontaci la sua storia, inviandola insieme a qualche foto a info@oscardog.it
 
LILLO
LilloCiao, mi chiamo Lillo sono uno Yorky di 7 anni e da 2 sono paralizzato al tronco posteriore a causa di due ernie del disco e, nonostante un intervento chirurgico, che mi ha salvato la vita, sono costretto ad usare un carrellino per essere autosufficiente. Detto così può sembrare una situazione veramente triste, ma in realtà non è che la mia vita sia cambiata poi così tanto e tutti mi considerano un cane sereno e felice.

Lillo con la pallaVivo ad Alghero con la mia "mamma" Ines , il mio "papà" Giovanni e la mia compagna Piggy, una Yorky di 5 anni e mezzo. Il nostro rapporto non è mai stato idilliaco perché lei è un po' altezzosa e abbiamo gusti completamente diversi in fatto di cibo e giochi (io infatti adoro palle, palloni e palloncini mentre lei sta sempre nella sua cesta ad accudire pupazzi di peluche) anche se devo dire che l'unica volta che ci siamo trovati "d'accordo" abbiamo avuto due splendidi cuccioli, Lillo J. e Minnie.
Tornando alla mia malattia, la vigilia di Pasqua del 2005 mi sono svegliato che non mi sentivo bene e per farlo capire ad Ines mi sono nascosto nello sgabuzzino; meno male che lei è un umano "speciale" e mi ha portato subito dalla dottoressa che mi seguiva, che però non ha capito cosa avessi. La sera stessa stavo talmente male che le mie zampe posteriori si erano completamente paralizzate, tanto che mi ha portato dal dott. Luca Ortu, che nonostante fossero le sette di sera del sabato prima di Pasqua, ha preso a cuore il mio caso e fatto subito la diagnosi giusta. Approfitto per scusarmi con lui dei morsi che ogni tanto gli do durante le visite di controllo, niente di personale, anzi confesso che mi è anche simpatico, solo che ora divento un po' nervoso quando vado dal veterinario.
E' iniziata così una settimana veramente dura perché ho dovuto subire accertamenti anche molto invasivi con tre anestesie totali in tre giorni, un intervento chirurgico molto delicato per riparare un midollo spinale ormai completamente compomesso. E soprattutto dovevo riuscire a far capire ai dottori, che consigliavano i miei amici di sopprimermi, che volevo vivere a tutti i costi. Fortuna che con me c'erano sempre Ines e Giovanni che non mi hanno mai abbandonato, anzi hanno convinto i medici a tentare tutto con me, perché sapevano che sono un tipo tosto, che non molla facilmente.

Lillo e PiggyAnche la convalescenza è stata dura, non mi piaceva per niente essere costretto all'immobilità, anche se mi portavano in giro tutti i giorni dentro una cassetta fatta apposta per me solo per farmi prendere aria. Mi vergognavo un po' perché mi avevano dovuto rasare a zero; ora il pelo è ricrescuto completamente e per fortuna Ines non mi tortura più con la spazzola come prima, dice che sembro un cane randagio ma forse si è accorta che sono felice anche un po' spettinato.
Poi ad agosto dello stesso anno è arrivato dall'America il mio "carrellillo" e mi ci sono trovato subito bene, posso passeggiare, correre, giocare con il pallone, insomma fare quasi tutto quello che facevo prima. Per essere sincero essere un cagnolino disabile ha anche i suoi vantaggi perché per strada tutti gli umani si fermano a coccolarmi, accarezzarmi, chiedere notizie e io ci godo un mondo. Per non parlare dei vizi che in famiglia mi danno ogni giorno, accudendomi nelle mie necessità quotidiane che non sono poche; pensate che ora abbiamo comprato un camper in modo che anche io e Piggy possiamo andare in vacanza e in due anni abbiamo girato quasi tutta l'Italia... niente male per un cane disabile!
L'unica cosa che proprio non mi va giù è quando la sera Ines, per mettermi a dormire nella mia brandina, mi deve "impannolinare", cioè mi mette uno di quei così da bimbi piccini per evitare che durante la notte mi sporchi; devo dire che per un cane "dominante" come me è veramente imbarazzante!
Invece quello che fa arrabbiare la mia mamma è quando qualcuno mi chiama "poverino", allora parte in quarta a raccontare la mia storia, di come sono stato forte e pieno di dignità, di come ho superato tutto quella sofferenza e di come riesca a vivere una vita quasi normale; allora io vorrei intervenire per dirle che se ci sono riuscito è stato soprattutto grazie a tutto l'amore che mi hanno dato e che continuano a darmi, ogni giorno, senza farmi pesare la fatica dell'accudirmi e di farmi fare una vita normale.
Un amore grandissimo sicuramente ricambiato. Imparate ad amare umani!!!!

 
 
GOLDY
Goldy e MonicaTutto è cominciato la seconda settimana del luglio scorso, quando mia sorella mi chiamò raccontandomi di una cagnetta particolarmente sfortunata, perché vittima di una serie di sventure che alla fine l'avevano portata alla totale paralisi degli arti posteriori. Continua raccontandomi: "E' un Labrador come i tuoi (infatti ne possiedo già due, Tiko e Pegghi) e si chiama Goldy. Ma quello che mi risuona nella testa per giorni è l'ultima frase che mi dice: "rischia la sopressione".

Infatti la mia Goldy purtroppo si trovava in un canile un po' malridotto, gestito da soli volontari, quindi senza fondi da non potersi neanche permettere l'appoggio di un veterinario, possiede solo l'esperienza se possiamo chiamarla così, di un ragazzo che studia all'università per laurearsi in veterinaria. Infatti Goldy, dopo essere stata abbandonata all'età di soli 5 mesi, è arrivata in canile sana, camminava insomma! Non si è mai capito come, ma in seguito a delle errate vaccinazioni Goldy si ammalò di cimurro; questa malattia non curata la portò poi alla paralisi.
Goldy gioca con Tito e Pegghi
La sua sistemazione era al secondo piano di una casa diroccata in mezzo ai topi e con il pavimento di cemento ruvido che gli provocava delle piaghe dalle quali perdeva sangue; della segatura qua e là che le si incollava adosso quando faceva i bisogni... Veniva accudita da sole tre volontarie che però non potevano seguirla tutti i giorni, agli altri volontari non era simpatica. Il canile prese la decisione di sopprimerla, perché ritenuta bisognosa di troppe cure, ma le tre volontarie, pur essendo in minoranza, cercarono ugualmente di opporsi e quindi di temporeggiare. Riuscirono ad ottenere due mesi di tempo per trovare una sistemazione a Goldy.
Da quel giorno in cui mia sorella mi chiamò iniziarono le mie riflessioni. Infatti non avevo mai pensato ad un cane disabile o meglio è più facile amare un cane sano, autosufficiente, che non ti richiede più di tanto impegno. Ma io non sono così, mi sono detta, io amo tutti gli animali indipendentemente dalla bellezza, ma soprattutto dallo stato di salute.
GoldyEra venuta l'ora d fare qualcosa d'importante, quel qualcosa che in questo caso avrebbe salvato la vita ad un cane. Contattai il mio veterinario il quale mi rassicurò spiegandomi che esistono carrelli apposta per i cani disabili e che questi gli permettono di vivere una vita normale.
Andammo subito in canile a conoscere Goldy e non nascondo che pensavo di trovare un cane abbattuto, triste e invece trovai tutt'altro! Vidi una cane vispo, con un carattere e una forza d'animo fortissimi; ci fece moltissime feste con due occhioni dolcissimi che chiedevano coccole, attenzione e tanto affetto. Il giorno dopo tornai con il mio veterinario, per assicurarmi del suo stato di salute, dovendola mettere insieme a Tiko e Pegghi. Tutto era a posto tranne un piccolo intervento da farsi ad una delle zampe posteriori che risultava eretta a causa un tendine bloccato per il cimurro, la malattia che l'ha colpita e che colpisce i centri nervosi. L'intervento si rendeva necessario per poter indossare il carrello.

La portammo via subito, la prima sosta in una tolettatura per il bagnetto poi a casa, dove ad aspettarla c'erano Tiko e Pegghi. All'inizio fu una catastrofe. Lei era spaventata e abbaiava sempre, loro contenti e curiosi, ma nel giro di poche ore tutto si quietò.
Goldy in giardino con la sua nuova famigliaUna settimana dopo era stato programmato l'intervento alla zampina, doveva essere tutto tranquillo, una cosa di pochi minuti, invece durante l'intervento il veterinario scopre che non si trattava di un tendine bloccato, ma del femore di Goldy che era rotto! L'unica cosa da farsi era amputargli la zampina. Ero disperata, mi faceva tanta pena, non so quante maledizioni ho mandato a quel canile per averla ridotta così!

Dopo l'intervento è rimasta una settimana in clinica per la riabilitazione e poi è tornata a casa. Il suo carrellino K9 la aspettava per l'uso e posso assicurarvi che fu un successone, correva e trotterellava come una matta; era un piacere grandissimo per noi guardarla correre con Tiko e Pegghi che l'hanno accudita sin dal primo giorno che è arrivata in famiglia!!
E' stata dura, ma posso dire a distanza di mesi che lo rifarei dall'inizio alla fine e che niente è più appagante per noi, che guardare gli occhioni felici di Goldy mentre gioca e corre con Tiko e Pegghi.
Concludo il mio lungo racconto sperando di aver dato almeno un po' di coraggio a quelle persone magari spaventate all'idea di prendere con sé un'animale disabile e un po' di speranza a tutti quegli animali che aspettano di entrare in una vera famiglia. State tranquilli non c'è niente di difficile e ricordatevi che il problema è nostro, siamo noi che non li accettiamo così, non loro!!!!!

 
 
FORREST GUMP
Forrest GumpForrest GumpCiao a tutti, io sono Forrest Gump, avevo appena un mese quando mi hanno portato nella colonia felina di Piramide a Roma, mi avevano trovato sul ciglio della strada con una zampina rotta e così un ragazzo tanto carino mi ha portato lì per chiedere aiuto per me visto che lui non poteva tenermi, al cancello è venuta ad aprire quella che poi è diventata la mia futura mamma, un'umana appena oltre i 30 con tanti capelli rossi e ricci, e pure un po' pazzarella, Forrest Gump con un cane di "famiglia"si è innamorata subito di me e da lì è iniziato un via vai con i veterinari, visite specialistiche, ma purtroppo per la mia zampina non c'era nulla da fare e tutti volevano amputarmela, ma la mia mamma umana si è rifiutata e trova la mia "mazza da golf" (così la chiama), tanto carina, sicché io la mattina per farla contenta la vado a svegliare agitandola forte forte sul suo nasino a patata e lei si arrabbia sempre! Quando avevo sei mesi ho fatto dei test, e sono risultato positivo alle leucemia (proprio non mi faccio mancare nulla!) e i vet. mi hanno dichiarato spacciato e che non sarei arrivato all'eta di 3 anni e in cattive condizioni. Grattatine a parte, ne ho quattro e, non lo voglio dire, ma... ecco le mie foto, che ne dite? Non sono bellissimo? Vivo insieme ad altri cinque gatti e tre cani e sono proprio felice, la mia casa sembra una jungla e l'umana pazzoide ogni tanto porta a casa qualche esserino (cani, gatti, uccelli, conigli e chi più ne ha più ne metta) da curare, però poteva andare molto peggio!
 
 
FLY
Fly sul carrellinoFly sul carrellinoCiao! Siamo Sabrina e Giuseppe "papà e mamma" di Fly, un'adorabile yorkshire nero (frutto dell'amore di due cagnolini meticci).
Fly oggi ha 4 anni, l'abbiamo adottata il 30 dicembre del 99 e da allora non ci siamo mai lasciati.
Fly è nata "sana" ovvero camminava con tutte e 4 le zampine ma una domenica mattina di due anni fa ci siamo accorti che trascinava una zampina, con il passare delle ore anche l'altra.
E' stata operata il giorno dopo a Castellanza (MI) dal prof. Ferretti che ci ci aveva dato il 50% di possibilità che si riprendesse ma noi ci abbiamo sperato fino all'ultimo e poi l'alternativa era sopprimerla...
Fly ha fatto tanta riabilitazione presso la clinica veterinaria di Via Dei Crollalanza a Milano, ma non è servita a molto perché non ha più riacquistato l'uso delle zampe posteriori.
FlyLo so, vi starete chiedendo cosa è successo... ma non si sa!
Fly è rimasta paralizzata a causa di un'anomalia nel midollo spinale di tre vertebre (scusate la poca chiarezza ma non essendo del mestiere non riesco ad essere più chiara di così).
Oggi la nostra "Fificchia" conduce una vita normalissima grazie al carrellino che mio padre e Giuseppe hanno costruito, è vispa, saltella su due zampette e non si è mai persa d'animo....avessi io la forza vitale che ha lei!!!
Spero che dalle foto si possa capire che peperino è la mia piccola!

Se qualcuno avesse bisogno di aiuto e consigli può tranquillamente contattarci all'e-mail giuseppe.zazzara@tin.it.

 
 
BARONE
BaroneCirca tre mesi fa, un sabato sera, mentre giocava con i fratelli, Barone improvvisamente si blocca con le zampe posteriori. Nessun lamento, solo immobilità immediata. Di sabato sera...! Disperazione totale.
L'indomani riusciamo a rintracciare il dott. Vezzoni al telefono (lui sta a Cremona e noi a Verona). Siamo suoi clienti "affezionati", il fratello di Barone, Golia, ha subito due interventi alle anche, sua sorella, Noce, era data per irrecuperabile dopo essersi "stortata" la colonna vertebrale e lui l'ha rimessa in piedi solo curandola. Beh, il lunedi mattina partenza per Cremona, nel pomeriggio si torna con Barone ricucito sulla schiena... non c'erano altre soluzioni purtroppo. Barone sul carrello
Passano tre settimane perchè Barone accetti che non può più camminare a fianco dei fratelli e soffre, glielo leggi negli occhi. Cerca e ricerca incappo nel tuo sito e do un'occhiata ai link nella sezione carrelli. Dopo aver vagliato le diverse proposte i miei suoceri optano per la K9carts. Lo ordiniamo online ed in breve tempo ci arriva a casa il carrellino. La sera stessa l'ho montato e provato: un successo, Barone non credeva alle sue zampe!
Ora Barone è irrefrenabile! È come se fosse tornato cucciolo (ha dieci anni) e volesse esplorare tutto il mondo! Sta imparando presto anche a convivere con il carrello e le sue relative dimensioni. Per chiunque abbia bisogno di consigli o aiuto il mio indirizzo è
mnndnl@yahoo.it.
 
 
JACK
JackTra gli innumerevoli disturbi che possono, purtroppo, affliggere il nostro cane, non da poco sono quelli che vanno ad interessare l'occhio e le sue funzioni . Uno di questi, tutt'altro che trascurabile, è il GLAUCOMA!
Per conoscere cosa sia esattamente ed i possibili rimedi leggete la pagina
http://www.gecoland.it/riflex5.htm
Ci
ò che vorrei dire in questa sede è che il Glaucoma può portare alla perdita della vista, ma come se ciò non bastasse, non è una malattia che si arresti con questo terribile epilogo! Già, perché l'ipertensione non si arresta una volta che l'occhio sia ormai completamente compromesso, bensì permane perennemente, con fasi "ondulatorie", ma permane! Questo comporta ulteriori problemi, in quanto un cane che non ci vede più è facilmente vittima di piccoli "traumi" oculari che sono assai pericolosi! Dobbiamo considerare che un semplice rametto o un colpetto, apparentemente insignificante per un cane sano, sono una sciagura per un cane malato di glaucoma!! E possono arrecare danni e sofferenze enormi.

Ad oggi sono quasi due anni che il nostro Jack è stato colpito da questa inaspettata sciagura e, per fortuna, siamo riusciti ad evitargli almeno i traumi fisici... ma viviamo costantemente in allerta, sperando in un pò di fortuna... Perchè mi prendo la briga di scrivere tutto ciò? È molto semplice: perché in tanti casi una diagnosi immediata può mettere uno specialista in grado di poter operare per una cura appropriata che possa salvare il nostro amico e noi da tutto ciò. O quantomeno rallentare considerevolmente il decorso della malattia...
Assolutamente mi sento di sottolineare l'importanza del tempismo per quel che riguarda questa malattia, perché se lo stato dell'occhio non è ancora disastroso ci sono buone possibilità di poter intervenire, sia con medicinali sia con interventi chirurgici. Devo constatare purtroppo che gli specialisti non sono numerosi , che il TOMOMETRO (una penna ottica che consente in pochi secondi e con nessun dolore di misurare la pressione dell'occhio e quindi di diagnosticare il Glaucoma con sicurezza) è uno strumento pressoch
é introvabile in un comune studio veterinario e che gli eventuali interventi sono assai costosi! Considerate però che piuttosto che fare 10 kilometri per 25 volte inutilmente (com'è successo a noi col nostro EX veterinario, senza che capisse nulla!) è assai meglio farne 300 una volta sola, ma con la coscienza di essere in un posto qualificato e con la speranza di poter intervenire per tempo, considerando inoltre che se si è tempestivi (e fortunati) la cura potrebbe limitarsi all'uso di colliri specialistici che, da soli, possono già essere efficaci in questa lotta che, diversamente ha un solo epilogo: la perdita completa della vista del vostro amico!
Jack e Bonnie
Siccome non amo essere "negativo" vorrei chiudere il discorso con alcuni aspetti inconsueti che hanno stupito me per primo. Questa malattia,almeno nel nostro caso, si è rilevata dolorosa nei primi due mesi, cioè nel tempo in cui ha compiuto tutto il suo devastante percorso. Con l'andare del tempo è subentrato una sorta di assestamento,che fa sì, perlomeno, che il nostro cane non viva in perenne sofferenza, ma riesca a convivere con il suo stato. Sì, occasionalmente potrà avere qualche fastidio, ma non direi provochi al cane un vero e proprio stato di sofferenza. La perdita della vista, che per noi umani rappresenterebbe un vero dramma... è vissuta dal cane in modo del tutto "naturale", voglio dire che le capacità di orientamento del nostro Jack sono a dir poco sbalorditive!
Anch'io pensavo che la cecità rendesse un cane statico , insicuro, semi-immobile e soggetto a continui traumi... niente di tutto ciò! Il nostro cagnetto, pur non vedendoci più, è praticamente quello di prima, il carattere non è cambiato di una virgola, sta fisicamente bene e si comporta quasi esattamente come prima! Naturalmente non ha più lo sprint di due anni fa (è un Jack Russel... fate voi !), diciamo che è un pò più cauto, ma riesce ad inseguire il postino da dentro il giardino incazzatissimo come allora, tiene sottomessa la nostra American Staffordshire come sempre e in quanto all'orientamento sono veramente sbigottito. "Conosce la casa e gli odori", direte voi, beh... siamo stati in montagna una settimana in un posto che lui non aveva mai conosciuto e vi assicuro che ha evitato ogni ostacolo come se lo vedesse! Questo tipo di chiusura positiva non è fine a se stessa... è un ulteriore messaggio, per sfatare il luogo comune che un cane cieco debba essere soppresso per pietà... come mi è toccato udire... udite udite... da un altro veterinario ancora!!
Propongo l'eutanasia per certi luminari... quelli sì inguaribili, in modo che non debbano più soffrire della loro idiozia e sopprattutto non facciano soffrire gli altri proprio a causa del loro stato!

Vorrei concludere affermando che anche un cane cieco può continuare a vivere felicemente con la sua famiglia e con chi gli vuole bene. Ora che il suo stato si è "normalizzato" posso giurarvi che gli unici a soffrire siamo noi, in quanto umani e soggetti a mille riflessioni e stati d'animo... per quel che riguarda lui, sono felice che, nella sua disgrazia sia ancora qui con noi, sostanzialmente come prima!

 
 
LEO
LeoAbbiamo trovato Leo il 2 Agosto del 1991, i miei genitori stavano facendo una passeggiata serale non distante da casa ed hanno visto un gattino tutto accucciato in un angolo: aveva circa due mesi di vita ed era in uno stato tale di denutrizione che, sebbene avesse il pelo piuttosto folto, era possibile vedere costole, attaccatura dell’anca, del ginocchio e così via.
Il giorno dopo lo portammo dal veterinario il quale ci disse che, oltre a varie problematiche virali, versava in un grave stato di denutrizione e correva il rischio di non aver più la capacità di assimilare il cibo; ci disse comunque che se nell’arco di un giorno o due non fossero insorte complicazioni, il micio ce l’avrebbe fatta.
Leo da piccolo
Leo si riprese nel giro di pochissimo tempo, aveva una fame da LEOne, mangiava ogni due ore (come prescritto dal veterinario) ed iniziò a crescere molto rapidamente al punto da diventare in breve tempo una volta e mezzo i suoi coetanei. Mangiava, prendeva il sole nel nostro piccolo giardino, si buttava tra i cespugli, dormiva nelle aiuole ed andava fuori a giocare con i suoi amichetti randagini, ma l’attenzione per il cibo gli era rimasta e non tardava mai, nonostante tutti i suoi “impegni”. Sembrava avere un orologio nella pancia!
A quell’epoca mio padre rientrava alle 14 dal lavoro e Leo si faceva sempre trovare pronto davanti al suo piattino. Un maledetto giorno di novembre mio padre rientra e Leo non c’è. Lo inizia a cercare finché lo trova privo di sensi sdraiato nel giardino di una casa vicina. Non abbiamo mai saputo con certezza cosa gli sia successo, si può supporre una macchina, ma non si può affermare con sicurezza.
Portato subito dal veterinario più vicino, Leo non aveva quasi più polso né temperatura; per salvarlo gli hanno immediatamente praticato un’iniezione al cuore.
Leo e Oreste
Il piccolo supera la notte, ma non si muove; lo portiamo con mille precauzioni per il trasporto dal nostro veterinario a Bologna il quale, dopo aver fatto delle radiografie, ci conferma un ematoma alla spina dorsale. Lo portiamo a casa ancora completamente paralizzato ed aspettiamo, praticandogli iniezioni che dovevano stimolare la ripresa del sistema nervoso, curandolo affinché si riassorba l’ematoma e ritorni ad essere il monello che era diventato…
Il tempo passa, passano i giorni e delle sette vite che i gatti hanno, Leo se n'è già giocate probabilmente quattro o cinque, ma ci dimostra che ne ha ancora qualcuna da spendere! Una notte sento dei rumori, accendo la luce e vedo Leo che, tutto intontito, arriva in camera mia per venire a letto con me (dormivamo sempre insieme quando era piccolo). Arriva sì, ma su due zampe: quelle davanti. L’ematoma era riassorbito, ma la spina dorsale era rotta, interrompendo il passaggio del midollo. Leo sarebbe rimasto paralizzato da metà schiena in giù! Atterriti dalla notizia, chiediamo aiuto al nostro veterinario il quale contatta un neurochirurgo specializzato in questi traumi, ma la frattura è in un punto inoperabile. Sembra la fine, Leo nel frattempo si è ripreso, sta molto meglio, gioca, mangia, dorme, prende tutte le coccole della famiglia e fa le fusa… cammina anche….ma a modo suo.
Dall’incidente è trascorso ormai più di un mese e noi ci troviamo davanti ad una scelta: cosa facciamo?
A questo punto devo ringraziare il mio veterinario Dott. Donati perché in questa storia è stato determinante e non riuscirò mai trovare le parole per descrivergli la mia gratitudine e quella dei miei genitori! È stato lui in quel momento a darci il coraggio di affrontare questa situazione. Il Dottore ci assicura che Leo non si chiederà mai perché prima saltava ed ora non ci riesce più, l’unico pensiero di Leo sarà di trovare un sistema per ottenere ciò che vuole! Ci spiega che una delle straordinarie doti dei gatti è la capacità di adattarsi al meglio alle situazioni. Mi ricorderò sempre le sue parole: "Se volete sopprimerlo io lo sopprimo, ma ricordatevi che il problema è vostro e non suo!". Al che ci guardiamo tutti negli occhi e nessuno di noi fiata; il Dott. Donati ci spiega che gli dobbiamo far fare i bisogni come fanno le mamme con i cuccioli piccolissimi: premendo sulla vescica per la pipì e facendo scorrere le feci dal canale fecale per la popò.
Prendiamo il nostro gatto e ce lo riportiamo a casa.
Leo al bagnetto
A volte Leo perde un po’ di pipì, così compriamo i pannolini da neonato, gli facciamo il buco per la coda e diamo inizio alla saga del bagnetto e cambio pannolini due volte al giorno che è durata più di 11 anni!! Abbiamo iniziato a convivere con quest'impegno che negli anni non è mai stato di peso a nessuno, soprattutto mio padre era bravissimo e velocissimo sembrava, da solo, una catena di montaggio!
Gli avevamo fatto costruire un carrellino, ma ormai lui era rapidamente diventato così forte e veloce con quelle due zampotte che il carrellino in curva non teneva la sua velocità e lui in derapata cappottava!!! Ad un certo punto ci ha fatto capire che il carrellino poteva anche finire in garage a prendere la polvere, che era meglio, lui se la cavava benissimo anche senza!! Aveva a disposizione tutta la casa: letti, divani, cuscini in terra, pedane ed in più il suo giardino, il suo alberello, i suoi cespugli e la sua aiuola. Tra l’altro, non curante del suo stato, si lanciava giù dai tre gradini che separano la casa dal giardino senza neppure pensarci! Dormiva sul letto e quando era stanco si buttava anche da lì, senza batter ciglio! Quando voleva salire sul divano o sul letto ti veniva a chiamare, si portava davanti al punto in cui voleva salire e si metteva in posizione da “salto”, noi gli alzavamo il sedere e lui con un “balzo” arrivava dove voleva.

Leo, Gigio e RonHo portato a casa altri tre gatti e questo Leo non me lo ha mai perdonato, di tutti però il carattere più forte era lui, non so come, ma probabilmente emanava determinazione e coraggio. Quando voleva giocare con uno dei suoi cugini (fratelli no, non arriviamo a tanto!) si metteva a terra su un lato prima che lo sfortunato arrivasse e poi…attaccava senza pietà! A volte addirittura riusciva a dare uno schiaffo allo sventurato rimanendo in piedi (se così si può dire) su una zampa sola! Era molto geloso dei tre intrusi anche se comunque era sempre insieme a loro.
Di tutti i tre “cugini” l’unico che Leo ha davvero amato è stato Ron, dal carattere estremamente pacifico, con Gigio si contendeva la carica di capo branco, anche se non si sono mai scontrati seriamente, probabilmente per convenienza di entrambi. Invece ha sempre detestato fortemente Didi, l’unica femmina della famiglia, gliene faceva di tutti i colori: la aspettava davanti alla porticina per rientrare dal giardino e le dava un ceffone appena lei inseriva il muso in casa!

Leo e papà OresteLeo era in simbiosi con mio padre, sembrava si parlassero, si capivano anche solo con lo sguardo, erano sempre insieme, andava a letto con lui e giocando gli prendeva le gambe e gli si lanciava addosso…mio padre aveva tutti i pigiami bucati! Era il terrore dell’estate dormire con Leo perché in inverno il piumone ti salva, ma con il lenzuolino estivo….gli agguati sono fatali!
I miei genitori lo portavano sempre in vacanza con loro, ha girato l’Italia: è stato in traghetto ed in treno; in macchina si sdraiava nel sedile posteriore e si addormentava poi, se il viaggio era lungo e lui si era stancato, andava in braccio a mia madre e brontolava fino a che non si fermavano. Quando ti sgridava era tremendo, ti puntava quegli occhi immensi addosso senza dire nulla e tu capivi di averlo offeso! Dopodiché, girava prima le orecchie e poi il sedere e ti dava le spalle definitivamente! Mio padre lo chiamava LEONE, era imponente, aveva un muso che esprimeva contemporaneamente autoritaria fierezza ed immensa dolcezza.
Leo
Ha vissuto una vita felice, chi lo ha conosciuto, dopo una prima sensazione di inevitabile stupore e compassione, può dichiarare fermamente che LEO era un gatto sano, robusto e soprattutto SERENO e FELICE.
Leo si è ammalato di tumore lo scorso inverno, abbiamo deciso che, dal momento che aveva avuto una vita felice, non volevamo che soffrisse proprio alla fine e abbiamo optato per l’eutanasia quando la situazione ha iniziato a peggiorare. Ci ha lasciati il giorno di Natale del 2002, io e papà lo abbiamo tenuto in braccio ed abbracciato proprio fino all’ultimo, in un saluto che per noi durerà tutta la vita.
Abbiamo avuto un compagno di vita che ha lasciato in noi un ricordo indelebile ed un vuoto incolmabile.
Ciao Leo, grazie per l’amore che ci hai insegnato e non ti arrabbiare se ora le attenzioni di papà Oreste sono anche per gli altri tre, nel suo cuore lo sai, sei sempre il primo!

Oreste, Claudia e Lisa

 
 
FRAGOLA
FragolaFragola è arrivata ad agosto del 2002, mi ero appena sposata quando, al ritorno da mia madre, mio marito Enzo, aprendo la porta, mi fa : "Amo’ abbiamo un’altra gatta". E tre!!!!
Solo che questa era una micro gatta. Aveva più o meno 15 giorni, ce l’aveva riportata Paolino, uno dei mie tre cani, presente nella storia di Muzio nella pagina delle "
Storie di tripedi".
Fragola graffiava e apriva la bocca per mordere, sporca, senza peli, pazzesco. Sapevo già che non le avrei dovuto dare il latte, un’amica si è procurata la ricetta dal veterinario per un latte simile a quello della madre. Non sapevo che per i bisogni bisognava massaggiarle le zone intime.
Fragola con pannolinoChe disastro una puzza di neonato investiva casa appena entrati. Con tre cani poi …
Comunque dopo un po’ di giorni l’abbiamo svezzata e trasportata dal veterinario che le ha fatto dei clisterini con il filo della flebo, praticamente non faceva la cacca. Abbiamo continuato a casa, era praticamente impossibile ritrovarle …..per quanto era piccola.
La pulivamo con tutto l’occorrente per neonati. Abbiamo subito capito che non avrebbe camminato, nel trauma del trasporto Paolino le aveva reciso un nervo della colonna vertebrale, zona terminale. Aveva la sensibilità, muoveva la coda ma non aveva la motilità agli arti inferiori.
Fragola, Gigia e TommaLe abbiamo fatto un po’ di fisioterapia, ci siamo procurati un dossier per gli ausili per disabili. Ma nel frattempo: diarrea, tenia, decubito, tutti dovuti al suo stato.
È stata dura, si era pensato ad un certo punto, quando faceva la cacca ogni volta che la poggiavamo per terra, di farle l’eutanasia ma la dottoressa, meravigliosa, dello studio veterinario dove ci rechiamo ad Ortona, ci ha sempre incoraggiati a lottare.
Ora è grandicella, circa 3 chili, indossa i pampers da neonato (0-5 chili) mangia solo crocchette Hills intestinal formula o Royal canin, per gatti, è stata vaccinata non appena ha raggiunto la grandezza sufficiente ci... identifica con la sua mamma, ci lecca, ci abbraccia e ci..struscia... la chiamiamo "strusci-stra"…
È adorabile!!!!! È la nostra "pripri", perché quando ha sentito il calore faceva "prprprrrr" vicino al muro, al termosifone, alla sedia…
Va d’accordissimo con Gigia che la lecca e con Tomma (della quale è riportata la storia più sotto), con cui gioca sempre insieme.
 
 
GRAFFIO
GraffioGraffio era uno splendido gattone europeo tigrato grigio superpeloso e coccolone. Lo trovai una notte in mezzo alla strada, era un piccolissmo mostriciattolo spelacchiato... Perché mostriciattolo? Ero in auto con mio fratello quando per strada vidi questo "coso" che si lamentava, quando mi avvicinai mi venne un colpo: ero convinta che l'avessero investito, infatti aveva la testa girata al contrario!! Lo raccolsi e lo portai subito dal veterinario. Graffio dormeQuel "coso" si rivelò un gatto nato prematuro, non gli si erano sviluppati gli occhi e gli organi dell'udito e quindi era cieco e sordo; la testa al contrario, mi disse il veterinario, era frutto di un parto troppo numeroso e quindi il piccolo nella pancia della mamma aveva la testa girata... È raro ma può capitare!! Il veterinario si meravigliò del fatto che fosse svezzato, mi disse che la percentuale di sopravvivenza per un gatto così era praticamente zero: le madri li uccidono o li fanno morire di fame. Graffio sotto le coperteMa lui era vivo, svezzato e soprattutto era illeso, nonostante fosse in mezzo ad una strada!!
Ero convinta: il destino di quel gatto era vivere!
Lo presi con me e gli dedicai un anno di cura: il povero "cosino" stette un anno col gesso intorno al collo che finalmente si raddrizzò (anche se non del tutto). Purtroppo, però, l'ingessatura gli procurò un leggero rialzo dei nervi della zampa anteriore destra e così prese a zoppicare un pochino... Non c'è che dire: non vedo, non sento e zoppico!
Graffio tra le braccia di TizianaOltretutto aveva anche delle piccole malformazioni agli organi genitali...
Ciononostante Graffio crebbe davvero bene e divenne un gattone dolcissimo, si abituò così bene alla casa che correva, saltava su per i mobili tanto che nessuno dei miei amici si accorgeva che fosse cieco e sordo fino a quando non glielo rivelavo io. Aveva un olfatto sviluppatissimo che gli consentiva di riconoscere luoghi e persone. Era un gattone affettuosissimo.
A dispetto delle sue condizioni Graffio è vissuto ben 10 anni, diventando paccioccone e pigro come tutti i gatti vecchi. È morto di vecchiaia nel 1998. 
Nonostante adesso abbia altri 3 gatti, non credo che riuscirò mai a provare quell'amore che provavo per lui, era un gattone davvero speciale, che sapeva donarti gioia e forza e, soprattutto, tanto, tanto amore.
 
 
BUBBA
BubbaDopo quasi cinque mesi di matrimonio, Fabio ed io ci recammo presso la casa di una famiglia che aveva messo un’inserzione su un giornale, per l’affido di sei gattini di 40 giorni. I gattini rimasti erano quattro, due dei quali già prenotati, rimanevano uno bianco/rosso e uno, il più piccolo, tutto nero, al quale andarono subito le attenzioni di Fabio… Lo chiamammo Bubba (come Buba, l’amico di colore di Forrest Gump).
Era stupendo avere tra i piedi quell’esserino, non ci stancavamo mai di guardarlo mangiare, dormire, giocare e sbattere la testa contro ogni cosa che gli appariva davanti all’improvviso, per non parlare delle traverse delle sedie, che le prendeva tutte a testate quando giocando, correva sotto il tavolo della sala. A questo punto alla prima visita medica per la vaccinazione è stato normale chiedere al veterinario se era una cosa normale che il nostro gattino chiudesse a testate le porte e via dicendo.
Bubba e AnnaUn controllo approfondito degli occhi e la sentenza arrivò subito: cataratta congenita ad entrambi gli occhi, le sue pupille si presentavano grigie al posto di nere, gli occhi sarebbero rimasti piccoli e strabici, il micetto distingueva solo la luce dal buio e nient’altro, con il passare degli anni, la cosa di sicuro sarebbe peggiorata. Andando a casa parlammo della cosa e ci trovammo abbastanza sconvolti dalla notizia: il nostro Bubba non era “normale” era, come dico io, “difettato”. Ma sono bastate poche ore per renderci conto, invece, di quanto fossimo stati fortunati e felici. E se non fossimo andati noi a sceglierlo e lo avesse preso un’altra persona, che sapute le sue condizioni lo avesse abbandonato, o peggio soppresso, per non avere problemi? E se non lo avesse voluto nessuno?
Bubba e FabioDa quel momento gli abbiamo voluto molto più bene di prima e da lì è iniziata la nostra vita insieme che continuerà fino alla morte di uno di noi.
È un gatto speciale, non lo diciamo solo noi, ma anche chi lo conosce. I sensi rimasti sono molto più sviluppati, annusa tantissimo tutto, anche le persone che non conosce. Se l’ospite siede sul divano è spacciato, perché Bubba parte dai piedi, passa dalle gambe alle mani e salendo sulla spalliera del divano arriva ad annusare il volto, i capelli e, se ci sono, pure i baffi! Quando entra in casa un’oggetto nuovo, (un sacchetto, una scatola, un mobile) il rituale prevede due o tre giri intorno, quatto quatto, annusata da lontano e poi da vicino, toccata ed infine se ci si può entrare, una visitina all’interno. Adora mangiare i petali dei fiori e leccare le fotografie. Quando entriamo dalla porta di casa, se non è ancora lì ad attenderci, arriva di corsa e non ci molla più, c’è il rituale del saluto, con presa in braccio di lui, fusa, baci reciproci, grattatina al naso con il pizzetto di Fabio o amorevoli morsichini al mio mento (non avendo io il pizzetto!!) e ancora baci e tante coccole.
Bubba riposaÈ dolcissimo e si è dimostrato socievole anche con altri gatti che sono passati in casa nostra.
Chi non lo conosce e lo vede saltare agile su e giù dai divani, correre per casa o dare la caccia alle mosche non immaginerebbe mai che non ci vede, infatti quando poi lo guardano bene e vedono questi due occhietti piccoli e guerci ci chiedono sempre cosa ha...
Le difficoltà di avere un gatto non vedente? Nessuna, solo qualche attenzione.
Non è bene spostare i mobili ed è preferibile una casa senza giardino. In fin dei conti lui non vede, ma percepisce la presenza delle cose e delle persone ed ha bisogno di più tempo per abituarsi alle novità.
Ormai ci capiamo al volo: Bubba adora stare fuori e si fa capire benissimo quando vuole uscire sul balcone, oppure ci capiamo quando ha fame, quando vuole le coccole, o quando vuole giocare…
Ora il progetto famigliare prevede ad agosto la nascita del nostro primo figlio, nei prossimi anni un cambio di casa, ed un’ulteriore ingrandimento della famiglia con l’arrivo di un cane…
 
 
LALLA
Lalla sul carrelloLo scorso 29 maggio Lalla scappa di casa e finisce sotto un automobile, da quel momento non si è più alzata su tutte e 4 le zampe.Viene portata d'urgenza da un veterinario in zona (che pero si fa attendere per più di due ore prima di visitarla) questi le fa delle radiografie e ci consiglia di portarla a casa per poi tornare dopo 2 giorni da lui per vedere se è possibile operarla. Non fidandomi di questo veterinario che non si era preoccupato nemmeno di medicare le lacerazioni che Lalla aveva riportato su tutto il corpo in seguito all'incedente, il giorno successivo, dopo aver reperito il nome di un buon veterinario tramite un membro di un'associazione animalista, ci rechiamo alla clinica veterinaria dell'universita Federico II di Napoli.
Sto per descrivere uno dei momenti più dolorosi della mia vita e non so se questo significhi che ho sofferto poco nella vita o che voglio troppo bene a Lalla... L'"esimio" professore le tocca la colonna vertebrale, le fa la prova di sensibilità pinzando le unghie, dopodiché mi dice che non c'è niente da fare, che non avrebbe più camminato e che non avrebbe nemmeno potuto controllare la vescica, insomma
non avrebbe riacquistato nessun tipo di sensibilità in tutta la zona posteriore. Lalla sul carrelloA quel punto gli chiedo di accertarsi meglio della situazione facendo delle radiografie, fatte le quali mi dice che una vertebra si è completamente spostata causando l'interruzione del midollo spinale.
Quindi
mi è stato consigliato di farla sopprimere!
Ora, io sono daccordo con l'eutanasia, quando continuare a vivere non è altro che continuare a soffrire, ma che io sappia non è mai stato consigliato niente del genere ad un umano... o mi sbaglio? Dopo questa "serissima" visita, durata si e no 5 minuti, ce ne torniamo a casa col cuore spaccato. I primi giorni sono stati durissimi perché Lalla è sempre stata una cagnetta iperattiva, era uno spettacolo guardarla correre per ore sulla spiaggia, tuffarsi dagli scogli e nuotare per andare a prendere il bastoncino. Sia io che Francesco, il mio compagno, che Ibù, il compagno di Lalla, eravamo distrutti. I primi tempi abbiamo sperimentato vari metodi per permetterle di spostarsi, ma lei era molto giù e non sembrava particolarmente interessata, abbiamo però risolto il problema dell'incontinenza con un vasino: basta metterla seduta ogni 3 o 4 ore e fare pressione sul suo pancino e il problema non c'è più!
Lalla al mareDopo vari tentativi, Francesco ha realizzato una spendida carrozzina che le permette di spostarsi molto bene e di correre anche più veloce di prima. Lalla è stata triste solo per una settimana dopodiché ha ricominciato a giocare con Ibù, che l'adora e a fare passeggiate! Ha fatto tornare il sorriso anche a noi.
Poi quest'estate abbiamo deciso di andare in vacanza, così con 2 carissimi amici e 5 cani (Lalla, Ibù e 3 cuccioli) siamo partiti alla volta del Molise, abbiamo passato una settimana in un campeggio immerso nella natura dove Lalla poteva girare tranquillamente con la sua carrozzella e correre nei prati inseguendo la palla; poi siamo scesi lungo la costa Pugliese fermandoci sulle spiagge più tranquille: Lalla ha ricominciato a nuotare e da allora le cose sono cambiate...
Lalla al mareTornati a casa abbiamo notato che le zampe posteriori avevano riacquistato tono muscolare e che man mano che il tempo passava cambiava qualcosa: ogni tanto muoveva le zampette posteriori, ma abbiamo lasciato le cose come stavano senza andare da altri veterinari. Senonché un giorno Lalla si è ferita alla zampetta posteriore sx e l'abbiamo portata da una veterinaria vicino la nostra casa. Quando le è stata medicata la ferita Lalla ha ritratto la zampa come se fosse in grado di sentire il dolore, a questo punto la dottoressa mi ha chiesto se alla clinica universitaria mi avessero detto che per accertare l'entità del danno avrei potuto sottoporla ad una mielografia e quindi i medici avrebbero deciso se rimetterle la vertebra in sede o meno... Lallama naturalmente queste cose non mi erano state dette! Così mi ha consigliato di portarla a nuotare molto spesso e chissà che madre natura (tanto piu insita negli animali che nell'uomo) non faccia il suo bel miracolo...
Ho raccontato la nostra storia non per far passare un brutto quarto d'ora ai veterinari che non hanno fatto tutto quel che dovevano, ma per ricordare che un cane non è una sedia, che quando gli si rompe una zampa si butta via, ma è un anima insostituibile per le persone che gli sono vicine e per quanti cani e gatti io abbia avuto nella mia vita nessuno di loro ha sostituito un'altro venuto prima, ma ognuno di loro occupa un posto ben preciso nel mio cuore.
Spero che la nostra storia possa servire a chi si dovesse trovare nelle nostre stesse condizioni e la mia mail è disponibile per chi volesse suggerimenti su come aiutare un amico a 4 zampe a vivere a 2 zampe e 2 ruote... (
noemi_74@libero.it)
 
 
TOMMA
Tomma tra i pelucheA luglio mi sono recata da mia madre che ha una casetta con dietro della campagna. Siccome lei è un po' pigra, di solito, quando vado le do una mano nello sbrigare le faccende di casa. Dovevo lavare per terra e mi sono recata dietro la casa per prendere acqua ed attrezzatura necessarie; mentre uscivo ho sentito mamma che mi raccomandava di vedere bene cosa fosse quel "rumore" che lei sentiva da qualche giorno. Il rumore, era il miagolio di una gattina, sepolta sotto dei ceppi, con il faccino completamente ricoperto di calce, sporcizia, pus. Al posto del faccino aveva una calotta!!!!! Be', c'è voluto coraggio, l'ho districata da quel groviglio e l'ho presa; lei piangeva, graffiava e faceva fusa, l'ho messa sul ripiano del lavandino ed ho chiamato mia madre, che, subito mi ha detto: "ma cosa hai trovato???" Tomma con RosannaEra una gatta o almeno ne aveva la parvenza e così le ho risposto. Lei subito è andata a prendere dell'acqua calda e un po' di ovatta, l'ho lavata, facendole male, dai fori degli occhi usciva di tutto!!! Poi le abbiamo dato del latte e l'ho riposta in una scatolina per portarla a casa. Per molti giorni scendeva solo per andare sulla piccola lettiera che le avevo attrezzato e per mangiare, alzava il musino, pieno ancora di colla e calce, annusando gli odori! Poi ha iniziato a camminare e perlustrare la stanza. TommaNel frattempo l'avevo portata dal veterinario: la dottoressa mi disse che avrei potuto solo curare il mantenimento estetico degli occhi, praticamente dovevo evitare che si seccassero, altrimenti avrei dovuto farle eseguire un intervento di eliminazione dei lobi oculari... oppure.... l'eutanasia! Be', mio marito e mia madre optavano per questa soluzione... io no.... ed ecco che Tomma (l'ho trovata nel giorno di San Tommaso) vive e gioca con noi. È coccolona, giocherellona e dolcissima!
Tomma è stata visitata da uno dei massimi esperti di oculistica animale, a Roma, la cornea si è solidificata e fusa con la parte anteriore degli occhi.... ed io che pensavo di farle fare un intervento pseudo miracoloso, invece...
vede solo o meglio intravede solo un po' di luce. Sale le scale a chiocciola di casa nostra ma non le sa scendere, per quello chiama noi!!! È cresciuta tanto, è bellissima ed ha gli occhi vitrei... ma non due cuciture.... e........ soprattutto... vive!
 
 
EKTOR e SNOWWHITE
Snowwhite gioca con MacLa prima volta che ho visto la foto di un cane (bassotto) sul carrellino mi sono balzati subito alla mente termini come "forzatura", "accanimento terapeutico"... e soprattutto "egoismo". Era questa la parola che mi si affacciava più prepotentemente. Ma poverino!
Sicuramente lui NON vorrebbe vivere una vita in cui non può più essere un "vero" cane, ma solo un surrogato tenuto lì con lo stesso spirito (per me) malsano e malato con cui altri fanno imbalsamare il loro beniamino scomparso.
Egoismo e illusione. Voglia di continuare a "possedere" qualcosa che non c'è più...o qualcosa che, se potesse parlare, sicuramente "chiederebbe" di potersene andare.
L'ho pensato per anni.
Ne sono stata profondamente ed "eticamente" convinta, finché nel giro di due mesi due dei miei cani, praticamente uno dietro l'altro, non sono stati colpiti da paralisi.

Il primo, il pastore tedesco Ektor, aveva un'ernia del disco, non riconosciuta e non operata in tempo. Lo portai da tre veterinari diversi, non volendomi arrendere alla prognosi infausta del primo ("non resta che l'eutanasia"). Ektor ("Ettore" per noi) aveva solo sette anni...
Così, dopo il responso di due veterinari locali, non mi arresi e lo portai a Milano, dal megaprofessoroneluminaregalattico che probabilmente era - a quei tempi - uno dei massimi esperti europei per quel tipo di patologia.
Quando anche lui allargò tristemente le braccia, non mi restò che chinare il capo.
Ektor non uscì vivo da quell'ambulatorio.
Okay, si dice sempre: la vita continua.
Mi aiutò anche il fatto che Snowwhite, la capostipite del mio allevamento di siberian husky, stava per partorire. Nacquero i cuccioli, bellissimi come sempre, sanissimi e buffissimi: ma quando avevano appena una settimana, la Snow cominciò a manifestare strani tremori sul posteriore.
Terrorizzata, volai direttamente dal megaprofessoroneluminaregalattico: dritta come un fuso, senza passare per il "Via".
Ero così convinta che anche lei avesse l'ernia del disco, che rimasi di stucco quando non se ne trovò alcuna traccia.
Intanto, giorno dopo giorno, anche Snowwhite cominciava a perdere sensibilità agli arti posteriori. Un incubo.
Diventai io la mamma dei suoi cuccioli (biberon ogni due ore, giorno e notte), mentre lei passava da un ambulatorio all'altro, da una clinica all'altra.
Dopo due eterne settimane arrivò la diagnosi: mielopatia degenerativa di origine sconosciuta, forse (forse) virale. Prognosi: sicura paresi di tutto il treno posteriore, probabile avanzamento progressivo verso la tetraparesi. Suggerimento, ancora una volta: eutanasia.
E io, egoismo o non egoismo, stavolta gridai: NO! Anche lei no, dannazione.
Era troppo, non era giusto, non potevo reggerlo.

Mi riportai a casa una cagna apatica, infelice, tristissima, che non capiva cosa le stava succedendo e che, ne ero certa, voleva solo morire.
E invece, chiedendole scusa per quello che le stavo facendo e dandomi mille volte della lurida egoista, presi mio marito e lo "obbligai" letteralmente a trasformare l'ex carrozzella di mio figlio in un carrellino per cane disabile.
Dopodiché, piangendo come una fontana, ci misi sopra la Snow e stetti a guardare quello che succedeva.
Be', successe qualcosa che cambiò radicalmente le mie stupide e antropomorfiche convinzioni sui cani disabili, perché la Snow impiegò circa dieci minuti a capire come si poteva gestire questa strana "appendice" che le avevamo applicato: ma all'undicesimo minuto rotellava già allegramente per il piazzale con la faccia allegrissima, si dirigeva verso la sua pallina preferita, la prendeva in bocca e me la portava.
"Ehi, sono di nuovo in piedi. Giochiamo?"

Snowwhite era la femmina alfa del mio "branco" di husky prima della malattia, e tornò ad essere la femmina alfa quando riapparve con il carrellino. Sua figlia Stormy Cloud, che aveva preso momentaneamente il comando, glielo cedette nuovamente...no, non volentieri! Questa è una storia vera, mica un film di Walt Disney.
Glielo cedette assolutamente controvoglia dopo aver provato ad avanzare verso la madre col pelo ritto, i denti in bella vista e le zampe rigide come trampoli, in un'esibizione di dominanza che non lasciava adito a dubbi: avrebbe fortemente voluto il comando e non aveva la minima intenzione di rimollarlo alla Snow.
Quando le due femmine si incontrarono, io ero lì pronta ad intervenire temendo il peggio del peggio. Ma sapete cosa accadde?
Snowwhite accettò la sfida della figlia senza dare il minimo segno di sottomissione: anzi, avanzò contro di lei con il treno anteriore più rigido del suo, le orecchie drittissime, lo sguardo fisso...e il didietro a rotelle. Ma questo non contava niente.
Le due si fronteggiarono per qualche secondo, la Snow fece un "grrrrrr" sommesso...e la Stormy capottò a gambe all'aria. Okay, okay, sei tornata e comandi di nuovo tu.

La storia di Snowwhite non è a lieto fine, purtroppo: il suo "periodo a rotelle" durò meno di otto mesi. Poi la malattia, quando ormai l'avevamo dimenticata, riprese il suo corso...e questa volta fu - rapidamente - la fine.
Brutto, eh? Fu bruttissimo, giuro.
Ma non come con Ektor.
Perché questa volta avevo fatto davvero "tutto" il possibile. E perché ero riuscita a regalarle otto mesi assolutamente sereni, in cui lei si era sentita un cane assolutamente "normale", in cui mi aveva accolto ogni mattina con il suo classico "sorriso" da cane nordico e in cui aveva sicuramente scodinzolato con la mente...anche se la sua coda, come tutta la sua parte posteriore, non aveva potuto muoversi.

Valeria Rossi (articolo gentilmente concesso da www.tipresentoilcane.com)

 
 
CIOBY
CiobyCiao a tutti! Mi chiamo Cioby e sono un cane semi-paralizzato alle zampe posteriori.
Vi spiego come è successo.
Prima di rimanere paralizzato ero un vagabondo, passavo le mie giornate in giro per il mondo, fino a che un giorno passando per Ostiglia, un paese della provincia di Mantova, una macchina mi ha investito. Un ragazzo che lavorava nei dintorni ha visto l'incidente: l'autista che mi ha investito non mi ha nemmeno soccorso, mentre Massimo, che ha visto tutto, è accorso in mio aiuto.
CiobyLui e sua moglie mi hanno portato immediatamente dal veterinario, che a sopprimermi non ci avrebbe pensato un secondo, ma loro non hanno voluto e hanno sentito il parere di un secondo veterinario, quest'ultimo gli ha consigliato di tenermi sotto cura alcuni giorni prima di decidere il da farsi.
I danni che ho avuto in quell'incidente sono: cinque punti alla zampa,  varie contusioni e, purtroppo, la lesione del midollo spinale. Non riesco a camminare, ma le mie zampe posteriori hanno comunque sensibilità ed ogni tanto riesco anche a muoverle.
I miei padroncini acquisiti, Massimo e Lisa, con tanta pazienza, mi hanno costruito una sedia a rotelle, studiata appositamente su misura ed ora, alla faccia dell'altro veterinario, posso correre, giocare, fare il "biricchino" e, soprattutto, sono ancora vivo e non soffro di nessun tipo di dolore!
Se anche tu avessi bisogno di una sedia a rotelle, ma non sai come costruirla, puoi contattare i miei pandroncini che sono disposti ad aiutarti (tel. 338 5610964), oppure guarda i progetti nel mio sito
http://caneparalizzato.interfree.it/
 
 
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