La storia non convinse granché i miei, i quali decisero di allontanarsi; oltretutto non erano affatto intenzionati a prendere un cane. Ripassando nello stesso posto dopo qualche ora, si resero conto che il famigerato signore orientale aveva effettivamente abbandonato il cucciolo. Che fare? Potevano lasciarlo lì? Certamente no, quindi decisero di prenderlo con loro, pensando di trovargli successivamente una sistemazione.
Naturalmente, dopo qualche minuto che Oscar aveva messo le sue zampette in casa, ci eravamo già tutti terribilmente affezionati e cominciammo ad organizzarci per questo inaspettato "arrivo". Inutile dire che quello fu il più bel Natale che potessi immaginare...
La vita con Oscar cucciolo era movimentatissima: era instancabile e portarlo al parco a giocare ci riempiva di gioia. Ci rendemmo poi subito conto che aveva una passione sfrenata per l'acqua (si facevano sentire le sue discendenze dal Labrador) dentro la quale cercava di immergersi in qualsiasi occasione. Non avevamo mai il cuore di impedirgli di farsi il bagno dentro tutte le fontane del parco!! Ma si spingeva oltre: ricordo che un giorno tirò al guinzaglio fino a farsi quasi strangolare, perché voleva assolutamente andarsi a tuffare dentro una delle fontane gemelle di Piazza S. Pietro...
Così, quando arrivarono le vacanze di Pasqua, decidemmo di portare Oscar (aveva 5 mesi), a trascorrere qualche giorno dai nonni in una località di mare vicino Roma, in compagnia mia e di mio fratello. Non vi dico la gioia di Oscar nel vedere il mare... la sabbia... Era ipereccitato e trascorremmo dei giorni splendidi! Il giorno di Pasqua ci raggiunsero anche i nostri genitori e tutti insieme sulla spiaggia prendemmo qualche ora del sole tiepido di aprile. Non c'era proprio nessuno ed Oscar giocava felice.
Ad un tratto, Oscar cominciò a correre verso l'uscita della spiaggia. Cosa gli era preso? Cosa lo attirava vicino alla strada? Non lo abbiamo mai capito. Lo chiamammo, ma non sentì ragioni, purtroppo avevamo appena cominciato ad educarlo al richiamo ed ottenevamo ancora risultati troppo scarsi... Cercammo di raggiungerlo, ma lui era già sulla strada...
Era quasi l'ora di pranzo e la strada era deserta, ma una macchina giunse proprio nell'istante in cui Oscar tentava di attraversare... Nessuno di noi vide la scena, perché arrivammo un istante dopo l'accaduto: una Fiat 128 rossa correva via ed Oscar giaceva sul ciglio della strada. Sembrava privo di vita.
Durante la corsa dal veterinario (la domenica di Pasqua!) Oscar si riprese e mi si accucciò vicino cercando conforto; si capiva che era tutto dolorante, soprattutto ad una zampa anteriore. Riuscimmo a trovare un veterinario che al momento si preoccupò esclusivamente di possibili emorragie interne. Gli iniettò un medicinale e lo riportammo a casa, vegliandolo costantemente. Superate le prime 24 ore, ci tranquillizzammo decisamente: Oscar era fuori pericolo di vita!
Quindi cominciammo ad occuparci della zampina anteriore sinistra che Oscar trascinava. La diagnosi del nostro veterinario di Roma non fu confortante: paralisi del nervo radiale. Con lui ricostruimmo i fatti di quel giorno: la macchina non lo aveva investito, ma lo aveva colpito ad un fianco molto violentemente, provocandogli la lesione del nervo. Oscar doveva essere svenuto per il dolore. Se si fosse trattato di qualche frattura ossea (delle quali non c'era traccia) sarebbe stato più semplice, ma per il nervo non c'erano rimedi...
Il veterinario ci consigliò l'amputazione della zampa e ci assicurò che Oscar avrebbe condotto una vita normale. Rimanemmo letteralmente basiti e ce ne tornammo a casa pieni di scetticismo. Consultammo tanti altri veterinari, cliniche universitarie, ma la diagnosi e la "cura" erano sempre le stesse.
Poi trovammo un veterinario che ci diede qualche speranza: facendo un'operazione forse sarebbe riuscito a salvare la zampa. Decidemmo di fidarci e lo facemmo operare. La cosa non andò a buon fine: Oscar fu operato 4 volte nel giro di un anno, ma le sue condizioni rimanevano le stesse.
La sua vita in quel periodo era sempre piena di grandi giochi e corse, così per impedirgli di ferirsi trascinando l'arto malato, dovevamo steccargli la zampetta e fasciargliela. Non sto a dire quanto fosse complicato: Oscar era un cane molto vivace ed esuberante, la fasciatura trascinata in ore di giochi e corse durava pochissimo. Quindi ci industriammo facendogli fare una specie di stivaletto di pelle che aveva una durata di vita decisamente più lunga.
Tutto questo, però, non durò molto. Anche le stecche finivano col ferirlo e le sue condizioni non miglioravano affatto, fino al punto che si presentò il rischio di una necrosi: a quel punto non ci rimaneva che fargli amputare la zampa.
La decisione fu molto tormentata. Mia madre e mio fratello pensavano fosse meglio farlo direttamente sopprimere; si domandavano come un cane così vivace avrebbe potuto vivere con un arto in meno... Mio padre ed io, invece, insistemmo per l'operazione: in fondo c'era tutto il tempo di prendere decisioni così drastiche in un secondo momento, dopo gli esiti dell'amputazione. Inoltre tutti i veterinari ci assicuravano che avrebbe ripreso la vita di sempre. Ci dissero anche che molte persone decidevano per l'eutanasia in casi di questo genere, in modo del tutto ingiustificato.
La zampa venne amputata. Fu incredibile vedere Oscar camminare in casa subito dopo l'operazione, ancora intontito dall'anestesia. E già il giorno dopo era pronto di nuovo a scatenarsi e a correre! Impiegammo molto più tempo noi ad abituarci al suo nuovo "aspetto", che lui a ritrovare l'esuberanza di sempre.
È impossibile descrivere quello che Oscar è riuscito a darci in tanti anni e quanta vitalità, forza ed energia ha sempre avuto, fino alla fine dei suoi giorni!
Aveva un modo tutto suo di farci le feste: non solo scodinzolava, saltellava, mugolava con la mimica facciale tipica di questi momenti, ma faceva anche una strana smorfia, come quando i cani mostrano i denti in segno di minaccia, ma sollevando le labbra solo da una parte e ruotando contemporaneamente tutta la testa... veramente buffo! Noi dicevamo che "ridesse", perché il significato che tutto il rituale sembrava voler dare a quella smorfia era proprio questo...
All'età di 10 anni diventò... fratello! Degli amici di famiglia ci regalarono una cucciola di bassotto, Cora. Sulle prime Oscar fu molto geloso, ma si affezionò ben presto a quella "piccola salsiccia" scatenata. Non riuscivamo neanche a sgridarla senza che lui ci abbaiasse contro, proteggendola.
Per nostra fortuna, Oscar ha sempre goduto di ottima salute. Soltanto negli ultimi due anni di vita (circa tra i 16 e i 18 anni) ha cominciato ad avere diversi "acciacchi" senili e problemi di deambulazione, ma non per la zampa anteriore, sempre robustissima, piuttosto per le due posteriori: iniziavano ad affacciarsi quei problemi neurologici che poi lo hanno condotto alla fine... Nulla però che fosse legato alla sua condizione di tripede.
Quando Oscar è morto, ha lasciato un vuoto incolmabile. Ma siamo consapevoli di aver ricevuto un dono prezioso: un cane stupendo che ha riempito la nostra vita per tanti anni, donandoci un affetto immenso.
E l'eredità che ci ha lasciato è davvero speciale: l'intima convinzione che la vita vale sempre la pena di essere vissuta...